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Rette parallele

Due rette parallele. Immutabili. Impalpabili. Infinite. Due rette, destinate a non toccarsi mai. Mai. Una volta che le definisci, che le nomini, definisci il loro destino. Nel loro stesso nome è scritta la direzione del loro futuro, il loro compito nell'eternità. Non toccarsi, mai. Povere rette.

Eppure sono dipendenti l'una dall'altra: nel loro stesso nome è definita la loro esistenza, perchè per esistere, per essere definite, per essere chiamate parallele hanno bisogno l'una dell'altra. Come la marea ha bisogno della Luna sebbene sa che per quanto possa essere attratta dal satellite non potrà mai baciarlo.
Dunque queste rette non riusciranno mai a intersecarsi. Ma se esistesse un punto nel piano geometrico che evade dalle leggi di Euclide? Un punto dove la realtà esce da normale, un punto irripetibile, dove ogni cosa perde il suo senso, o forse dove comprende il suo vero senso, dove ogni cosa smarrisce la cognizione del proprio io e si riconosce in una nuovo essere, un punto dove la geometria si mette a servizio dell'arte e la ragione a servizio della follia. Un punto dove due rette parallele, intersecandosi, abbracciano il senso della propria esistenza.

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I percorsi di un artista

PREMESSA 
Questo testo è l'inizio di una riflessione. I quesiti che leggerai non sono frutto di paranoie e viaggi mentali, ma sono una serie di interrogativi. Seguiranno risposte, soluzioni ed idee. Dalla soluzione dei quesiti nascerà una visione non convenzionale. Seguite le prossime pubblicazioni per conoscere il mio punto di vista, i percorsi di un artista.

Come sarebbe la nostra vita se il sole fosse oscuro? Riusciremmo a immaginare le nostre esistenze se la terra fosse piatta? E se le stelle fossero immobili e noi fossimo al centro dell’universo, questo muterebbe le nostre abitudini? 
Non lo so, e non m’interessa sinceramente: possiamo conoscere noi ciò che non riusciamo a vedere, toccare e sentire?
Come possiamo noi prevedere il momento esatto nel quale la malattia ci colpirà? O quello in quale esaleremo il nostro ultimo respiro? E forse potremmo noi profetizzare l’attimo nel quale il sistema solare imploderà su se stesso? Come sarebbe la nostra vita se non fossimo soli nell’universo? Cambierebbero i nostri valori (qualunque essi siano)? Non crederemmo più in un Dio o in una forza che ci ha creati?
E se il nostro linguaggio, i nostri numeri e i nostri simboli fossero relativi, si cancellerebbe tutto ciò che per cui la civiltà umana ha operato in millenni di storia?
Non lo so, e non possiamo saperlo.
La scienza è fine a se stessa, perché non riesce a studiare ciò che non riusciamo a conoscere, e l’uomo, la cui ragione non riesce ad andare oltre ai sensi, in fondo è anch’esso fine a se stesso finché non scoprirà ciò per cui è stato generato. L’uomo insegue le proprie passioni, i propri impulsi e la propria indole. 

Ma cosa muove queste sensazioni? 

Qualcos’altro che l’uomo non è ancora in grado di cogliere, qualcosa a cui la scienza non riesce a dare un nome ed una sostanza. Come può il semplice uomo con la sua mente razionale e matematica andare oltre a ciò che egli stesso riesce a sentire? Lo studio dell’inconscio è riuscito a studiare i tormenti interiori degli esseri umani, ma come si fa a capire ciò per cui siamo nati? Come possiamo comprendere ciò che non riusciamo a capire? Veramente non esiste una strada che ci porterebbe a conoscere il perché dell’esistenza?
L’arte. Forse l’arte è l’unica via che ci guida verso quest’ideale senso della vita, l’arte che riesce a dare una voce metafisica alle percezioni umane e che eterna tutto ciò che rappresenta.
Forse l’arte potrebbe indicarci il senso della vita.
Ma ... se anche il senso della vita fosse un'illusione?

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